Riflessioni su una pratica che non avevo nessuna voglia di fare
  • 20/06/2022

Riflessioni su una pratica che non avevo nessuna voglia di fare

 

L'estate è alle porte e il caldo in alcuni giorni è quasi soffocante. Praticare Kendo sta diventando sempre più pesante e il pensiero di saltare l'allenamento si presenta spesso. Le difficoltà fisiche, però, possono diventare uno stimolo per temprare il nostro spirito e raccogliere quello che abbiamo seminato durante tutto l'anno. 

Proponiamo una divertente ma significativa riflessione sulla dura pratica di venerdì sera del nostro Marco Rotondo che ha saputo esprimere per iscritto i sentimenti e i pensieri di molti di noi e che, soprattutto, ha colto appieno lo spirito del Kenzan!

Riflessioni su una pratica che non avevo nessuna voglia di fare

di Marco Rotondo

Somma Lombardo

Palestra della Scuola elementare Gianni Rodari

Le 19.45 di venerdì di una settimana di lavoro impegnativa. 37 gradi e un'umidità da far sudare un macaco.

Non si sa perché ma qualcuno ha riempito gli spogliatoi con tutta l'attrezzatura della palestra. Materassi da salto in alto ostruiscono bagni e docce. La tentazione di mollare e andare a bersi una birra è forte. Poi ci diamo una mossa ma l'entusiasmo è del tipo "Ormai siamo qui...". Poi inizia la pratica e queste sono le riflessioni che ne sono scaturite. 

Tra lo stimolo e la risposta c'è uno spazio e in quello spazio risiedono il nostro potere e la nostra libertà

Viktor Franl (neurologo e psichiatra)

Di fronte al semé dell'altro: reagisco o rispondo? Pensate che fortuna abbiamo noi che facciamo Kendo, quanti soldi di terapia risparmiati. 

E quando abbiamo imparato a rispondere e non a reagire al semé, riusciamo a farlo anche nella vita? Che grande libertà!

Ieri sera durante il jigeiko con il Maestro Colombo ho avuto un momento di forte disperazione. Non me ne riuisciva una. Ma non lo accettavo e allora... "Proviamo con il kiai più forte. E poi proviamo a variare il ritmo. E poi vediamo se almeno entra il kote. Macché manco quello...ma che pippa che sono! Ma che caldo...senti come batte il cuore...e se sto male? Ma che pirla sono stato a voler venire stasera con sto caldo..."

Erano tutti "no" all'esperienza che stavo vivendo. 

Nel jigeiko successivo ho trovato il maestro Grandis. E ho deciso di rilassarmi e lasciare che quella sensazione di impotenza rimanesse così com'era, smettendo di combatterla. È andata meglio? Sicuramente si. Le energie sono tornate e ho fato un paio di pregevoli kaeshi do perché il mio corpo non era irrigidito nel no ma aperto a un morbido si. Che grande opportunità!

Quando dico "no" a una difficoltà io divento quella difficoltà. Quando lascio che esista sto solo vivendo un momento di difficoltà che non dice CHI SONO ma solo cosa sto vivendo in questo preciso momento. Come le onde del mare non sono il mare ma manifestazioni del suo essere mare. In sintesi: posso cambiare quello che sento? Posso modificare quello che sta per fare quell'esagitato in armatura che mi grida in faccia?  La risposta è ovviamento no. Ma posso cambiare il mio modo di rispondere a tutto questo. Qui risiede il mio potere e la mia libertà. 

Grazie a tutti quelli che hanno condiviso con me la pratica. Ganbatte!!